Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
MENTRE VOI, DAI VOSTRI SALOTTI DORATI FATTE LE VOSTE TEORIE (CHE NESSUNO SEMBRA CAPIRE PIU')NEL PAESE DI CUI ANCHE VOI FATTE PARTE, I VOSTRI CONCITTADINI CHE FINO A IERI HANNO LAVORATO DURAMENTE PER UNA MISERIA RISPETTO A CIO' CHE VOI PERCEPITE, MUOIONO PER LA DISPERAZIONE DI AVER PERSO L'UNICA FONTE DI GUADAGNO CHE LI PERMETTEVA DI SOPRAVIVERE!
mENTRE VOI FATTE PROCLAMI A DESTRA E A MANCA, LA GENTE SOCCOMBE, SOTTO MONTAGNE DI BOLLETTE NON PAGATE, SOTTO IL PESO DELLE BANCHE CHE LI STA MASACRANDO,NON CONCEDENDO LORO NULLA!
MA QUANDO E' CHE VI SVEGLIATE??????????
Tu che ne sai della vita degli operai Io stringo sulle spese e goodbye macellai Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI Io sono pane per gli usurai ma li respingo Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/ Man mano mi convinco/ che io sono un eroe, perché lotto tutte le ore.
Operaio in sciopero (io)
Bologna 27/01/2011
Gli articoli scritti su l'Unità, e sul Mercurio!
sabato 17 aprile 2010
Si uccide operaio della Renopress Subito dopo arriva un'offerta di lavoro
Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
E' stata la paura di non riuscire più ad arrivare a fine mese a spingere Mario Farisano a farla finita. Da un anno era in cassa integrazione, come tutti i suoi colleghi della Nuova Renopress di Budrio, azienda che produce ricambi per auto, e il futuro lo spaventava. Due figlie da mantenere, una moglie anche lei disoccupata, Mario si arrangiava cantando la sera per i locali attorno a Molinella, ma la prospettiva di un altro anno senza un vero lavoro ieri mattina è diventata insopportabile.
Così, dopo aver accompagnato la sua bambina più piccola all' asilo, è sceso in garage, ha preso la corda per saltare della figlia e si è impiccato. A trovare l' operaio, 44 anni, arrivato dalla Basilicata nella ricca Emilia più di dieci anni fa proprio per lavorare, è stato il suo vicino di casa, altro dipendente in cassa integrazione della Renopress. Lui e il cognato di Mario sono saliti all' ultimo piano del piccolo condominio di via Fratelli Rosselli, a Marmorta, frazione di Molinella, ma non c' era nessuno.
«C' è sembrato subito strano perché la sua macchina e quella della moglie erano entrambe sotto casa. Ho suonato - racconta Gerardo - ma non rispondeva. Siamo scesi in strada e il cognato di Mario ha notato le chiavi attaccate alla serratura del garage. Ho sentito un urlo: "Si è impiccato". Quando mi sono avvicinato lui era lì». A Gerardo è toccato il compito più difficile, prendere in braccio il suo amico e stenderlo a terra. Poi quando è arrivata la moglie, Ida, che stava facendo le pulizie da una signora che abita nella stessa via, l' ha abbracc iata ed è scoppiato a piangere. «Il lavoro, solo il lavoro può aver spinto Mario a fare una cosa del genere. Certo, era preoccupato, come tutti noi, ma non avevo capito fino a questo punto».
Probabilmente, in attesa del via libera del ministero per il nuovo accordo con l' azienda, questo mese e il prossimo, Mario, come altri suoi colleghi, non avrebbe ricevuto nemmeno gli 800 euro della cassa integrazione. «Non capisco. La sua era una famiglia stupenda - continua Gerardo - la moglie lo amava e le figlie lo adoravano. Sabato era andatoa suonare qui vicino, alla "Taverna del Marchese", come fa spesso. Cantava sempre, rideva, scherzava con tutti. Insieme avremmo risolto anche questo problema, perché si è arreso?». Proprio ieri mattina, mentre i carabinieri e l' ambulanza del 118 erano già in via Rosselli, a casa dell' operaio quarantaquattrenne è arrivata una telefonata.
«Ha risposto un familiare di Mario. Era un' azienda della zona che lo contattava per un colloquio di lavoro. Lui, ovviamente aveva spedito diversi curriculum, si stava guardando intorno. E' assurdo, penso che se fosse arrivata prima quella chiamata magari Mario sarebbe ancora qui».
E' stata la paura di non riuscire più ad arrivare a fine mese a spingere Mario Farisano a farla finita. Da un anno era in cassa integrazione, come tutti i suoi colleghi della Nuova Renopress di Budrio, azienda che produce ricambi per auto, e il futuro lo spaventava. Due figlie da mantenere, una moglie anche lei disoccupata, Mario si arrangiava cantando la sera per i locali attorno a Molinella, ma la prospettiva di un altro anno senza un vero lavoro ieri mattina è diventata insopportabile.
Così, dopo aver accompagnato la sua bambina più piccola all' asilo, è sceso in garage, ha preso la corda per saltare della figlia e si è impiccato. A trovare l' operaio, 44 anni, arrivato dalla Basilicata nella ricca Emilia più di dieci anni fa proprio per lavorare, è stato il suo vicino di casa, altro dipendente in cassa integrazione della Renopress. Lui e il cognato di Mario sono saliti all' ultimo piano del piccolo condominio di via Fratelli Rosselli, a Marmorta, frazione di Molinella, ma non c' era nessuno.
«C' è sembrato subito strano perché la sua macchina e quella della moglie erano entrambe sotto casa. Ho suonato - racconta Gerardo - ma non rispondeva. Siamo scesi in strada e il cognato di Mario ha notato le chiavi attaccate alla serratura del garage. Ho sentito un urlo: "Si è impiccato". Quando mi sono avvicinato lui era lì». A Gerardo è toccato il compito più difficile, prendere in braccio il suo amico e stenderlo a terra. Poi quando è arrivata la moglie, Ida, che stava facendo le pulizie da una signora che abita nella stessa via, l' ha abbracc iata ed è scoppiato a piangere. «Il lavoro, solo il lavoro può aver spinto Mario a fare una cosa del genere. Certo, era preoccupato, come tutti noi, ma non avevo capito fino a questo punto».
Probabilmente, in attesa del via libera del ministero per il nuovo accordo con l' azienda, questo mese e il prossimo, Mario, come altri suoi colleghi, non avrebbe ricevuto nemmeno gli 800 euro della cassa integrazione. «Non capisco. La sua era una famiglia stupenda - continua Gerardo - la moglie lo amava e le figlie lo adoravano. Sabato era andatoa suonare qui vicino, alla "Taverna del Marchese", come fa spesso. Cantava sempre, rideva, scherzava con tutti. Insieme avremmo risolto anche questo problema, perché si è arreso?». Proprio ieri mattina, mentre i carabinieri e l' ambulanza del 118 erano già in via Rosselli, a casa dell' operaio quarantaquattrenne è arrivata una telefonata.
«Ha risposto un familiare di Mario. Era un' azienda della zona che lo contattava per un colloquio di lavoro. Lui, ovviamente aveva spedito diversi curriculum, si stava guardando intorno. E' assurdo, penso che se fosse arrivata prima quella chiamata magari Mario sarebbe ancora qui».
Lettera ad un partito che ha smmarito la metà!!!
Condivido e pubblico l'articolo di Pippo Civati!
Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
Caro Pd,
«Show, don’t tell», dice qualcuno. Faccelo vedere, il cambiamento, non raccontarlo soltanto. Non descriverlo per poi non realizzarlo. Non parlare per mesi di quote rosa, eleggi qualche donna. Non discettare di ricambio, fai dialogare le generazioni (e fallo, però, un po’ di ricambio, che altrimenti lo fanno gli altri). Non dedicare a cose interne (intime!) tutta la tua vita. In una casa si abita, non si è costretti a partecipare ad un’eterna assemblea di condominio, parlando escluisivamente del regolamento e delle spese condominiali. Non parlare solo di chi dice le cose: in un giornale, si leggono gli articoli, non il colophon. Esci da te stesso, e dal tuo stream of consciousness. Parla di cose, caro Pd. Di cose precise, che è tutto così confuso, nel dibattito politico, che poi la gente per forza non si appassiona.
Diventa il partito dei giovani: non dei giovani dirigenti, il partito dei giovani elettori. Rappresenta le cose nuove e quelle antiche e cerca le parole giuste per descriverle e per proporle, lontano dalla banalità, però, e dalla semplificazione, proprio perché sei diventato consapevole che devi essere semplice lo stesso, “con altri mezzi”. Il nuovo ambientalismo e gli antichi diritti (che tra un po’ si estingueranno per tutti i lavoratori). Parla di stranieri, non ti vergognare, perché tutto quello che gli altri hanno raccontato finora è inutile, propagandistico e anche parecchio stronzo.
Unisci questo paese, non con la retorica, con le soluzioni, con le responsabilità, con un racconto che possa essere capito e interpretato da tutti. Parla di lealtà nei confronti dei contribuenti e di chi fa impresa: perché gli evasori sono i veri clandestini e con i cittadini che pagano le tasse va rilanciato un patto nuovo, in cui tutti si sentano presi sul serio (o non si sentano presi in giro, se preferisci). Diventa il partito del pluralismo, in cui le qualità di tutti possano emergere, che sia partecipato e aperto, per poi decidere in modo democratico.
Ti hanno chiamato Partito Democratico. Lo sei? Ecco. Fatti un giro al bar e ascolta le questioni che stanno a cuore alle persone, nella loro quotidianità. Frequentala, la loro vita, senza intrometterti nelle scelte etiche (anzi trovando il modo per farle rispettare) e negli stili di vita di ciascuno, avendo bene a mente un’idea di società inclusiva e rigorosa. Lotta contro le disuguaglianze. Fai l’opposizione allo scudo fiscale e alle scelte che devastano i Comuni. Sii onesto, non dare la colpa agli altri, se sei tu a sbagliare. Perché, così facendo, sbaglierai di certo anche la prossima volta. Ci sono un sacco di persone che non sono andate a votare, e la 'a' di astensione viene prima della 'u' di Udc, non dimenticarlo. Da ultimo, non avere fretta, ma, mi raccomando, non perdere troppo tempo.
Fatti sentire. E quando hai finito, bevi un sorso d’acqua pubblica e spegni la luce, perché il nucleare di Berlusconi arriva nel 2025. E pensa a che cosa fare per l’economia, oggi e nei prossimi anni, con lo stesso impegno, perché in questo momento c’è un sacco di gente angosciata che non riesce a prendere sonno. E che quando si addormenta, forse, sogna qualcosa di diverso da quello che l’Italia è diventata.
E quando avrai fatto tutto questo, riccordati che la gente è nelle fabbriche, nelle piazze dei paesini, alle manifestazioni che chiedono dignità per i lavoratori,nei tuoi circoli, per cercare di cooptare altra gente che non ci crede più!
Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
Caro Pd,
«Show, don’t tell», dice qualcuno. Faccelo vedere, il cambiamento, non raccontarlo soltanto. Non descriverlo per poi non realizzarlo. Non parlare per mesi di quote rosa, eleggi qualche donna. Non discettare di ricambio, fai dialogare le generazioni (e fallo, però, un po’ di ricambio, che altrimenti lo fanno gli altri). Non dedicare a cose interne (intime!) tutta la tua vita. In una casa si abita, non si è costretti a partecipare ad un’eterna assemblea di condominio, parlando escluisivamente del regolamento e delle spese condominiali. Non parlare solo di chi dice le cose: in un giornale, si leggono gli articoli, non il colophon. Esci da te stesso, e dal tuo stream of consciousness. Parla di cose, caro Pd. Di cose precise, che è tutto così confuso, nel dibattito politico, che poi la gente per forza non si appassiona.
Diventa il partito dei giovani: non dei giovani dirigenti, il partito dei giovani elettori. Rappresenta le cose nuove e quelle antiche e cerca le parole giuste per descriverle e per proporle, lontano dalla banalità, però, e dalla semplificazione, proprio perché sei diventato consapevole che devi essere semplice lo stesso, “con altri mezzi”. Il nuovo ambientalismo e gli antichi diritti (che tra un po’ si estingueranno per tutti i lavoratori). Parla di stranieri, non ti vergognare, perché tutto quello che gli altri hanno raccontato finora è inutile, propagandistico e anche parecchio stronzo.
Unisci questo paese, non con la retorica, con le soluzioni, con le responsabilità, con un racconto che possa essere capito e interpretato da tutti. Parla di lealtà nei confronti dei contribuenti e di chi fa impresa: perché gli evasori sono i veri clandestini e con i cittadini che pagano le tasse va rilanciato un patto nuovo, in cui tutti si sentano presi sul serio (o non si sentano presi in giro, se preferisci). Diventa il partito del pluralismo, in cui le qualità di tutti possano emergere, che sia partecipato e aperto, per poi decidere in modo democratico.
Ti hanno chiamato Partito Democratico. Lo sei? Ecco. Fatti un giro al bar e ascolta le questioni che stanno a cuore alle persone, nella loro quotidianità. Frequentala, la loro vita, senza intrometterti nelle scelte etiche (anzi trovando il modo per farle rispettare) e negli stili di vita di ciascuno, avendo bene a mente un’idea di società inclusiva e rigorosa. Lotta contro le disuguaglianze. Fai l’opposizione allo scudo fiscale e alle scelte che devastano i Comuni. Sii onesto, non dare la colpa agli altri, se sei tu a sbagliare. Perché, così facendo, sbaglierai di certo anche la prossima volta. Ci sono un sacco di persone che non sono andate a votare, e la 'a' di astensione viene prima della 'u' di Udc, non dimenticarlo. Da ultimo, non avere fretta, ma, mi raccomando, non perdere troppo tempo.
Fatti sentire. E quando hai finito, bevi un sorso d’acqua pubblica e spegni la luce, perché il nucleare di Berlusconi arriva nel 2025. E pensa a che cosa fare per l’economia, oggi e nei prossimi anni, con lo stesso impegno, perché in questo momento c’è un sacco di gente angosciata che non riesce a prendere sonno. E che quando si addormenta, forse, sogna qualcosa di diverso da quello che l’Italia è diventata.
E quando avrai fatto tutto questo, riccordati che la gente è nelle fabbriche, nelle piazze dei paesini, alle manifestazioni che chiedono dignità per i lavoratori,nei tuoi circoli, per cercare di cooptare altra gente che non ci crede più!
mercoledì 14 aprile 2010
A 68 anni, muore sul lavoro!Incredibile,e pensare che i politici vanno in pensione a metà legislatura!
Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
Ha perso l'equilibrio ed è caduto da un'altezza di otto metri, sbattendo violentemente contro una canaletta metallica: è l'incidente mortale occorso nel primo pomeriggio ad un operaio, Vincenzo Rosardo, 68 anni, di Portici (Napoli) all'interno di una azienda di Ceggia (Venezia).
L'uomo, che lavora per la Ideal Montaggi di San Giorgio a Cremano (Napoli), era salito sopra un silos alto 13 metri dell'azienda cerealicola Ndf Azteca Milling Europe, in via I maggio 32 a Ceggia, per effettuare un intervento di manutenzione quando è precipitato. La caduta è stata bloccata a cinque metri dal suolo da una canaletta metallica, ma l'uomo è morto prima dell'arrivo dei soccorsi per le gravi lesioni riportate.
Se qualcuno di voi che leggerà queste due righe, pensa che sia giusto lo dica!
Ha perso l'equilibrio ed è caduto da un'altezza di otto metri, sbattendo violentemente contro una canaletta metallica: è l'incidente mortale occorso nel primo pomeriggio ad un operaio, Vincenzo Rosardo, 68 anni, di Portici (Napoli) all'interno di una azienda di Ceggia (Venezia).
L'uomo, che lavora per la Ideal Montaggi di San Giorgio a Cremano (Napoli), era salito sopra un silos alto 13 metri dell'azienda cerealicola Ndf Azteca Milling Europe, in via I maggio 32 a Ceggia, per effettuare un intervento di manutenzione quando è precipitato. La caduta è stata bloccata a cinque metri dal suolo da una canaletta metallica, ma l'uomo è morto prima dell'arrivo dei soccorsi per le gravi lesioni riportate.
Se qualcuno di voi che leggerà queste due righe, pensa che sia giusto lo dica!
martedì 13 aprile 2010
Ancora, di nuovo ,l'enesimo fatto di morte anunciata!!!!!
Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
Morte orribile per un operaio dello stabilimento chimico del gruppo Zambon a Lonigo in provincia di Vicenza. Sebastiano Storti, 40 anni, è morto congelato dopo essere caduto in una vasca di liquido refrigerante a 20 gradi sotto zero.
Ancora da ricostruire le cause esatte della tragedia, che non ha avuto testimoni. Oggi gli operai dell'azienda sono scesi in sciopero per l'intera giornata, per chiedere maggiori interventi sulla sicurezza. Un'ora di sciopero dovrebbe essere osservata - riferisce la Filcem Cgil di Vicenza - anche nelle altre due sedi, Vicenza e Milano, del gruppo chimico-farmaceutico.
L'operaio, riferiscono i quotidiani locali, è stato trovato già privo di vita da alcuni colleghi, che non riuscivano a rintracciarlo in azienda. Difficile capire cosa sia successo.
L'ingresso della vasca refrigerante, posta a tre metri da terra, avviene grazie ad una stretta botola cui si accede attraverso una scaletta. Sarà l'indagine avviata dalla Procura di Vicenza a dover far luce sulla dinamica dell'incidente. Storti, residente a Montebello (Vicenza), era sposato e padre di tre figli.
Morte orribile per un operaio dello stabilimento chimico del gruppo Zambon a Lonigo in provincia di Vicenza. Sebastiano Storti, 40 anni, è morto congelato dopo essere caduto in una vasca di liquido refrigerante a 20 gradi sotto zero.
Ancora da ricostruire le cause esatte della tragedia, che non ha avuto testimoni. Oggi gli operai dell'azienda sono scesi in sciopero per l'intera giornata, per chiedere maggiori interventi sulla sicurezza. Un'ora di sciopero dovrebbe essere osservata - riferisce la Filcem Cgil di Vicenza - anche nelle altre due sedi, Vicenza e Milano, del gruppo chimico-farmaceutico.
L'operaio, riferiscono i quotidiani locali, è stato trovato già privo di vita da alcuni colleghi, che non riuscivano a rintracciarlo in azienda. Difficile capire cosa sia successo.
L'ingresso della vasca refrigerante, posta a tre metri da terra, avviene grazie ad una stretta botola cui si accede attraverso una scaletta. Sarà l'indagine avviata dalla Procura di Vicenza a dover far luce sulla dinamica dell'incidente. Storti, residente a Montebello (Vicenza), era sposato e padre di tre figli.
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