Operaio in sciopero (io)

Operaio in sciopero (io)
Bologna 27/01/2011

Gli articoli scritti su l'Unità, e sul Mercurio!

venerdì 12 febbraio 2010

La strage degli innocenti!

Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
Suicida l'ultimo giorno di lavoro
L'azienda l'aveva messo in cassa
Dramma del lavoro a Vinovo. Un giovane di 28 anni si è impiccato nel magazzino della cooperativa dove lavorava da tempo. L'azienda si occupava della manutenzione degli impianti alla spina di bevande e birra. E.V. , che rischiava la mobilità, avrebbe ricevuto l'indennità per 4 mesi grazie ad un accordo con la Regione Piemonte.

Un giovane di 28 anni, E.V., è stato trovato impiccato questa mattina all'interno di un magazzino a Vinovo (Torino). La motivazione del gesto potrebbe essere legata al rischio di perdere il posto di lavoro, considerata la situazione critica in cui versava l'azienda in cui lavorava. Nei giorni scorsi, infatti, la ditta aveva inoltrato domanda di messa in mobilità dei nove dipendenti garantendo la cassa integrazione per 4 mesi. In un biglietto indirizzato alla madre il giovane suicida chiede perdono, ma non aggiunge altro. A versare la cassa integrazione secondo un accordo sarebbe stata la Regione Piemonte che interviene nel caso di crisi in piccole aziende.

A trovare il cadavere, in un locale in uso alla cooperativa Tecnodrink in via Cervinia, è stato uno dei soci della stessa, che fino a poco tempo fa installava spillatori per birra per il gruppo danese Carlsberg. Dall'inizio dell'anno il gruppo Carlsberg aveva interrotto il rapporto di lavoro con tutte le piccole cooperative che in Italia installavano gli spillatori, passando a un unico appalto con il gruppo Coca Cola. La Tecnodrink, così, si era trovata senza il suo unico committente e i suoi sette lavoratori, tra dipendenti e soci, erano rimasti senza stipendio. Da qualche tempo il ragazzo aveva manifestato cattivo umore per la situazione. Fino al gesto di disperazione di questa mattina. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Moncalieri.

lunedì 8 febbraio 2010

LIbera, don Ciotti, e la nostra società!

Non è ricco chi ha una montagna di soldi,bensì chi ha il neccessario per vivere!
Don Ciotti: "La vera crisi non è economica"
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Oggi alle 19.57
È la strada che ci insegna la strada. L’hanno detto un po’ tutti, a Terni, venerdì. E ieri più di mille e 200 persone riunite per la quarta edizione di “strada facendo” si sono divise in gruppi di lavoro per elaborare “la carta di Terni per un nuovo welfare” . Oggi, per la giornata conclusiva, una tavola rotonda “trasversale” «perché da parte nostra non c’è polemica ma concretezza e voglia di verità». Adulti e giovani, studenti e operai, soprattutto quelli di Pomigliano d’Arco hanno preso la parola, ma sono arrivati anche gli operai delle fabbriche in crisi dalla Sicilia e dalla Sardegna. Sindacati e cooperative, studenti universitari, politici e associazioni. Una marea di giovani, altro che «bamboccioni», dice don Luigi Ciotti: «Giovani precari che, per fortuna, tengono famiglia». A Terni ci sono quelli che mettono davanti il pronome «noi» e che, lavorando sulla strada, incontrano persone ferite. Non numeri ma nomi e cognomi, con le loro storie.

Don Ciotti, lei dice che non c’è polemica da parte vostra ma, in realtà, fate molte critiche sulla politica dell’immigrazione e sulle carceri.
«Il nostro rapporto con la politica è di servizio ma non di servilismo. Anche noi dobbiamo fare l’esame di coscienza, con onestà e trasparenza, perché noi non siamo i delegati alla solidarietà. Può tornare comodo dirci “voi occupatevi dell’accoglienza” ma non si può separare accoglienza e giustizia, scambiare il mercato della paura con il mercato della solidarietà. Solidarietà e giustizia sono indivisibili».

Mercato della paura?
«La paura della gente va intercettata ma il punto è che c’è chi specula sulla paura che è diventata una merce che rende sul mercato del consenso. Noi siamo preoccupati dal vento di razzismo che soffia, dall’azzeramento della nostra memoria di popolo di migranti. Con l’introduzione del reato di clandestinità si è creato un mostro giuridico perché si colpisce la persona anziché il reato. È mostruoso che, quando il reato c’è, ci sia un aumento di pena per il fatto stesso di essere entrati irregolarmente nel nostro paese. Ora, per di più, il governo ha fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la regione Puglia, perché si è dotata di strumenti di accoglienza che violerebbero la legge sul reato di clandestinità».

Don Ciotti, cosa avete imparato dalla strada?
«Nella strada si impara che anche gli sconfitti, attraverso un progetto, possono ritrovare dignità e speranza. È venuto a erni don Pino Masi, rappresentante di Libera a Rosarno. E ci ha ricordato che non si poteva non sapere quali fossero le condizioni degli immigrati lì. Noi chiediamo alla politica di fare la sua parte perché la crisi, prima che economica, è crisi politica, culturale ed etica. Crisi dei diritti».

Ma la crisi economica c’è.
«Si tagliano servizi, politiche sociali, progetti educativi e culturali perché, si dice, non ci sono risorse. Bisognerebbe con onestà capire che, invece, c’è una cattiva distribuzione delle risorse. E che quando aumentano le povertà, la disoccupazione e la paura, la domanda principale da porsi è come si affrontano i problemi sociali. Le misure di emergenza, le misure tampone rischiano di curare i sintomi, non la malattia».

Fra i gruppi di lavoro c’è quello sulle carceri. Cosa ne viene fuori?
«Manconi ha fatto la relazione sulla situazione nelle carceri, Dirindin, che è una dei massimi esperti, ha introdotto i lavori sulla sanità. Pittau, che ha la delega sui migranti della Cei, ha seguito i lavori del gruppo sull’immigrazione. Qualcuno recentemente ha detto meno immigrati meno criminalità, a me sembra che le cose non stiano così. Ci si deve chiedere perché le carceri sono sempre più piene di poveri cristi. È giusto modernizzare l’edilizia carceraria se questo serve a creare condizioni di maggiore dignità per chi sta dentro, però non si deve dimenticare che il carcere, nel nostro ordinamento, è l’estrema ratio. Prima vengono le misure per evitare che troppa gente finisca in carcere, e ci sono anche i percorsi alternativi».

Altro tema , quello della democrazia.
«Non fa bene alla democrazia questo scenario di strappi alla Costituzione, di misure speciali, di stratagemmi».

Di leggi ad personam?
«Sì ma noi guardiamo a tutti, la nostra è una riflessione per tutti. Il primo dovere di chi ci rappresenta, di deputati, senatori e amministratori è tutelare e rispettare la legge come bene comune e non come privilegio».

L’associazione Libera ha fra i suoi compiti la lotta alla mafia. Come avete affrontato questo tema a Terni?
«La mafia è aiutata dai vuoti istituzionali e dalla crisi, cresce l’usura e i mafiosi approfittano dell’ignoranza, della povertà. Soprattutto mercificano l’umanità alla deriva. E reinvestono i proventi della tratta delle persone, del traffico degli stupefacenti, della prostituzione nella zona grigia dell’economia legale».

http://www.unita.it/news/italia/94713/don_ciotti_la_vera_crisi_non_economica

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